Consulenze d’oro, il PD frena. De Lucia e Aguzzoli: “Vogliono solo garantire il sistema”
Coalizione Civica sotto attacco in Consiglio comunale per aver proposto il taglio del 10% delle consulenze esterne a favore del personale interno. Bocciata la mozione: mancano trasparenza e bandi pubblici.
Reggio Emilia – Meno esternalizzazioni, più investimenti sul personale interno e massima trasparenza. La proposta di buon senso portata in Consiglio comunale da Coalizione Civica è stata però respinta compattamente dal PD e dalle forze di maggioranza.
La mozione chiedeva un obiettivo chiaro, trasversale e misurabile: ridurre del 10% le spese per consulenze nei prossimi tre anni, con una verifica annuale per monitorare i risultati. Un mandato che sarebbe dovuto diventare vincolante anche per le aziende partecipate e gli enti del sistema di governance comunale.
La reazione in aula da parte del PD e degli alleati è stata quasi pavloviana. Il solo fatto di proporre una revisione della spesa corrente ha scatenato reazioni alterate dai banchi della maggioranza. Chiedere un contenimento minimo dei costi è stato vissuto come un attacco personale e non come una normale pratica di buon governo.
Il messaggio politico che esce dall’aula è preoccupante: “il sistema va garantito”, e la spesa per le consulenze viene trattata come un dogma intoccabile.
Il cuore del problema è politico e gestionale. Negli anni le consulenze non sono solo aumentate, ma sono diventate ricorrenti, spesso assegnate alle stesse figure e per le medesime mansioni.
Se le necessità sono strutturali, perché non si investe in bandi e procedure pubbliche trasparenti aperte a tutti?
Se le esigenze sono stabili, perché si continua ad alimentare il circuito degli affidamenti “fiduciari” invece di rafforzare la macchina comunale e le competenze interne?
Secondo i dati emersi sulla stampa locale (fonte 24Emilia), nel primo anno e mezzo del mandato Massari la spesa per consulenze del solo Comune avrebbe già raggiunto la cifra di circa 370.000 euro. Un trend in netta crescita rispetto alle passate amministrazioni, che richiede un’operazione di verità e trasparenza sugli atti ufficiali.
L’obiettivo del -10% sulle partecipate sarebbe stato un segnale di svolta elementare, specialmente alla luce di passate operazioni che alla città sono già costate carissimo (come nel caso della STU Reggiane).
I numeri della nostra elaborazione – che abbiamo messo a disposizione dell’Assessora Prandi e del Sindaco Massari – parlano chiaro: rallentare il ritmo dei contratti esterni garantirebbe all’ente un risparmio stimato di oltre 150.000 euro.
Si tratta di risorse preziose che potrebbero essere immediatamente recuperate e reinvestite sulla macchina pubblica per nuove assunzioni, per la formazione del personale e per la riorganizzazione degli uffici, valorizzando i dipendenti comunali invece di continuare a esternalizzare funzioni ripetitive.
La nostra battaglia continua
Coalizione Civica non farà passi indietro. La credibilità del Comune di Reggio Emilia passa dalla capacità di controllare la spesa pubblica, rendere gli affidamenti trasparenti e smettere di privatizzare le competenze.
Chiedere il -10% non è estremismo: è semplice buon senso amministrativo.

