No a un nuovo stipendificio pubblico: la nostra contrarietà alla proposta del PD sulle indennità
Il nostro consigliere Dario De Lucia analizza la proposta nazionale di introdurre un’indennità fissa per i consiglieri comunali: a Reggio Emilia la spesa rischierebbe di quadruplicare, passando da 15mila a oltre 60mila euro al mese.
La proposta presentata da alcuni parlamentari del PD per sostituire i gettoni di presenza dei consiglieri comunali con un’indennità mensile fissa – legata a quella del sindaco e decurtata solo in caso di assenza – ci trova fortemente contrari per come è congegnata nelle grandi città.
Ci viene raccontato che il provvedimento non comporterebbe aumenti di spesa perché calcolato sulla soglia massima dei gettoni. Tuttavia, la realtà dei fatti dimostra che la soglia massima è ben lontana da ciò che i consiglieri percepiscono effettivamente ogni mese.
Una riforma pensata male per le città capoluogo
Noi di Coalizione Civica lo diciamo chiaramente: siamo i primi a sostenere la necessità di aumentare i compensi nei piccoli Comuni, dove l’impegno amministrativo è spesso gravoso e i gettoni attuali (spesso sotto i 100 euro mensili) mortificano il lavoro degli amministratori locali.
Ma la situazione cambia radicalmente nei Comuni come Reggio Emilia. Oggi un consigliere percepisce in media circa 500 euro al mese in base alla reale partecipazione alle sedute di Consiglio e di commissione. Con il nuovo sistema prospettato dal PD, l’indennità salirebbe a oltre 2.000 euro fissi al mese.
L’impatto economico sul Comune di Reggio Emilia
Analizziamo i numeri nel nostro Consiglio comunale (32 membri in totale, tra cui il sindaco Marco Massari a 11.000 euro/mese e il presidente del Consiglio Matteo Iori a 6.000 euro/mese):
Per i restanti 30 consiglieri, la spesa complessiva attuale si aggira intorno ai 15.000 euro al mese.
Con l’introduzione dell’indennità fissa a 2.000 euro a testa, la spesa volerebbe a oltre 60.000 euro mensili.
A ciò si aggiunge il quadro generale: le indennità di sindaco, vicesindaco, giunta (8 assessori) e presidenza del Consiglio ammontano già a circa un milione di euro all’anno. Aggiungere un ulteriore aggravio di questa portata per i consiglieri invierebbe un pessimo messaggio alla cittadinanza in termini di rigore e sobrietà.
Passione civica e trasparenza
La politica locale, per come la intendiamo noi, si fa per passione e spirito di servizio civico, non per stipendio. L’esperienza di questi anni dimostra che l’attività consiliare è perfettamente compatibile con lo svolgimento di un’altra attività lavorativa.
Aiutiamo e tuteliamo chi amministra i piccoli enti locali, ma prima di trasformare i consigli comunali delle grandi città in un nuovo stipendificio pubblico, pretendiamo che venga fatta chiarezza e sia reso pubblico il reale impatto economico di queste misure sui bilanci comunali.
