Bosco Ospizio, Coalizione Civica: «Fa male al cuore. Schlein, Conte e Bonelli intervengano sui loro rappresentanti locali»

Questa mattina eravamo al Bosco di Ospizio, sul posto insieme alle forze dell’ordine in assetto antisommossa e agli attivisti che portavano avanti la protesta, mentre le ruspe entravano nell’area destinata al nuovo intervento Conad. In una città già fortemente urbanizzata, vedere distruggere in questo modo un’area verde fa male al cuore. Ma fa soprattutto rabbia pensare a quanto tempo sia stato perso.

Già nell’estate del 2024, come Coalizione Civica, avevamo vidimato le firme per la mozione popolare promossa dai cittadini. In poche settimane furono raccolte circa 2.000 sottoscrizioni (depositate già a ottobre 2024), chiedendo una cosa molto semplice: sospendere l’iter e avviare un percorso partecipato per cercare una soluzione diversa. C’erano il tempo e le condizioni politiche per provare fino in fondo a costruire una mediazione con Conad, riducendo l’impatto sul verde o individuando alternative. Invece, per mesi ci è stato ripetuto che non si poteva toccare nulla, e la convenzione è stata firmata a fine novembre 2024, pochi giorni prima che il Consiglio comunale potesse discutere la mozione popolare. L’assessore Carlo Pasini ha poi ammesso di non essere riuscito a convincere Conad a modificare il progetto.

L’appello ai leader nazionali: Schlein, Conte e Bonelli battano un colpo

Di fronte a questa gestione della città, rivolgiamo un appello chiaro a livello nazionale a Elly Schlein (Segretaria PD), Giuseppe Conte (Presidente M5S) e Angelo Bonelli (Co-portavoce Europa Verde): parlate con i vostri rappresentanti a Reggio Emilia. Chiedete loro di aprire una riflessione seria su quanto accaduto e sulle prossime scelte urbanistiche.

Non si può predicare a Roma la necessità di contrastare la crisi climatica e poi accettare a livello locale – da parte di una Giunta guidata dal PD e composta da forze come M5S ed Europa Verde-Possibile – interventi che continuano a consumare suolo. Chiediamo ai partiti nazionali di assumersi la responsabilità di un confronto con la propria rappresentanza locale, perché il problema non finisce con Ospizio.

Da via Francia a Gavassa, il cemento non si ferma

Il consumo di suolo a Reggio Emilia segue una logica sistematica che denunciamo da tempo:

 Via Francia: la Diocesi ha venduto a CCFS Immobiliare 49.400 metri quadrati; il piano prevede nuove palazzine, una struttura commerciale e un discount.

 Ex Silk Faw a Gavassa: la realizzazione del nuovo polo logistico.

 Il precedente di Baragalla: dove il supermercato Coop ha comportato la perdita di decine di alberi nell’area boschiva.

Non parliamo di episodi isolati. Nel luglio 2025 la maggioranza ha approvato dodici proposte urbanistiche che impegnano 9,7 ettari di suolo (quasi 10 ettari, pari a circa 14 campi da calcio).

I dati ISPRA parlano chiaro: nel 2024 il territorio comunale consumato raggiungeva il 21,4% (con una media provinciale superiore all’11%, tra le più alte dell’Emilia-Romagna), e nel solo 2024 il capoluogo ha registrato altri 17 ettari di consumo netto di suolo.

L’interesse pubblico prima di tutto

In un territorio così cementificato non possiamo continuare a ragionare come trent’anni fa. Ogni trasformazione dovrebbe partire da domande basilari: possiamo recuperare l’esistente? Possiamo salvare gli alberi? Possiamo negoziare con chi investe invece di considerare intoccabili le loro richieste?

A Ospizio abbiamo visto prevalere rapporti di forza in cui la politica si è dimostrata troppo debole di fronte agli interessi economici, cedendo a chi ha maggiore forza contrattuale. Il Bosco di Ospizio rappresenta una sconfitta, ma deve servire da lezione: la battaglia sul consumo di suolo non è finita, comincia adesso. Chiediamo un cambio di passo reale: meno nuove colate di cemento, più rigenerazione e una politica capace di difendere l’interesse pubblico.