Rifiuti, bocciata la mozione popolare di mille cittadini: il PD sceglie ancora il rinvio e tutela il monopolio Iren

Reggio Emilia Ripuliamoci e Coalizione Civica: «Le famiglie e le imprese continuano a pagare bollette sempre più pesanti. La maggioranza ha detto no alla gara nel 2026 e alla trasparenza dei costi».

Ancora una volta, la voce di mille cittadini reggiani è stata ignorata dalla politica dei palazzi. Il Consiglio comunale ha bocciato – con 21 voti contrari e 10 favorevoli – la mozione popolare promossa da Reggio Emilia Ripuliamoci e sostenuta da Coalizione Civica.

La mozione chiedeva interventi strutturali e urgenti per raddrizzare una gestione che non funziona:

 Gara pubblica entro il 2026, per dire basta alle proroghe infinite.

 Trasparenza totale e monitoraggio sui costi reali del servizio.

 Tariffa puntuale effettiva, fondata sul principio di equità “chi meno produce, meno paga”.

 Controllo pubblico rafforzato su accertamenti e contenziosi.

 Miglioramento della pulizia urbana e della raccolta.

Nonostante i cittadini facciano enormi sforzi per differenziare i rifiuti, i costi continuano a salire vertiginosamente. Nel 2025 i rincari medi sono stati dell’8% per le famiglie e del 9% per le attività; nel 2026 le famiglie subiscono un ulteriore aumento del 5%. In soli due anni la stangata supera il 13% in diversi casi, pesando per circa 50 euro in più all’anno su una famiglia media di tre persone.

Stefano Ferrari di Reggio Emilia Ripuliamoci commenta con amarezza ma determinazione:

«Mille cittadini hanno chiesto un servizio migliore, costi più equi e maggiore trasparenza. La mozione è stata bocciata, ma resta una domanda molto semplice: perché chi differenzia sempre di più continua a pagare sempre di più? Continueremo a batterci affinché quelle mille firme vengano rispettate».

Gli eccezionali consiglieri di Coalizione Civica, Dario De Lucia e Fabrizio Aguzzoli, rincarano la dose:

«La maggioranza ha scelto di lasciare le cose esattamente come stanno. Dopo oltre quindici anni di proroghe, le promesse e i cronoprogrammi dilatori non servono più a nessuno se non a mantenere lo status quo e ad agevolare il gestore attuale, Iren. Serviva un sussulto di responsabilità che oggi l’aula ha rifiutato di compiere. Noi non ci fermiamo: continueremo a lottare per una tariffa giusta e una gestione trasparente».