Permessi ZTL e privacy: “Dati personali via WhatsApp? Il Comune chiarisca subito”
C’è un cortocircuito nella gestione dei permessi per il centro storico a Reggio Emilia, e a farne le spese sono la privacy e la pazienza dei residenti. Come Coalizione Civica, abbiamo depositato un’interpellanza urgente al Sindaco Marco Massari per fare luce su una procedura che riteniamo discutibile, se non pericolosa.
Cosa sta succedendo
Diversi cittadini si sono visti recapitare una richiesta perentoria: entro il 31 maggio 2026 devono inviare via email o, incredibilmente, via WhatsApp, una mole impressionante di documenti:
• Dati catastali e numero cliente TARI.
• Titolo di proprietà o affitto dell’immobile.
• Libretto di circolazione e patente di guida.
Le nostre perplessità
Il primo punto è logico: perché chiedere dati che l’Amministrazione (o chi per essa gestisce i permessi) dovrebbe già possedere? Se il permesso è attivo, i requisiti sono già stati verificati.
Il secondo punto riguarda la sicurezza. Chiedere documenti d’identità e dati sensibili su canali non protetti come WhatsApp espone i cittadini a rischi inutili. Non è questa l’innovazione che immaginiamo per Reggio Emilia. Chi non si adegua, inoltre, subisce una sorta di “punizione”: dal 1° giugno perderà il diritto di gestire il permesso online.
Uffici fantasma
Abbiamo provato personalmente a contattare gli uffici: tre telefonate a vuoto e una segreteria telefonica senza seguito. Su WhatsApp? Solo risposte automatiche. I cittadini meritano risposte vere, non algoritmi che chiedono documenti.
Chiediamo alla Giunta se fosse a conoscenza di questa operazione e se sia stata fatta una valutazione dei rischi per la protezione dei dati (GDPR). La digitalizzazione deve semplificare la vita, non complicarla mettendo a rischio la privacy.

